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Sirolo: furto di scogliere a S.Michele
02/07/2009

SIROLO - Rischiano un processo per occupazione abusiva di un tratto di litorale, realizzazione di manufatti vari in assenza di nullaosta e violazione delle norme paesaggistiche i titolari dei quattro stabilimenti della spiaggia di San Michele–Sassi Neri, messi sotto sequestro il 20 giugno 2008. E tre di loro potrebbero anche finire sul banco degli imputati per furto aggravato dei massi di protezione della falesia. Le accuse vengono mosse a Anna Polo e Marco Mailli, gestori di “Rina”, Silvio Moroni di ”Silvio”, Roberto Stortini dei bagni “Roberto” e Dino Severini dello stabilimento “Da Giustina” a cui il pm Paolo Gubinelli ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini, una sorta di pre–richiesta di rinvio a giudizio. I cinque operatori balneari sono accomunati dalle stesse contestazioni per quanto concerne i presunti abusi. Sub judice, invece, per essersi impossessati durante l’inverno delle scogliere artificiali di protezione della falesia, allo scopo di collocarle alla base delle proprie strutture per difenderle dalle mareggiate, Stortini, Severini e Moroni.
Si chiude dunque un’inchiesta bollente che, con i sigilli scattasti la scorsa estate, aveva in parte rovinato la stagione della suggestiva spiaggia all’ombra del Conero. Un vero e proprio terremoto, che ha portato il Comune a non autorizzare quest’anno la riapertura di “Rina” e ”Giustina”. Solo “Silvio” e ”Roberto”, muniti di concessione rilasciata dall’amministrazione, hanno potuto riavviare la loro attività. Ma gli operatori esclusi, difesi dagli avvocati Gianni Marasca e Tommaso Rossi, sono pronti a presentare il ricorso al Tar. Le ragioni? Sul piano penale e quindi delle presunte irregolarità tutti e quattro i “bagni” sono sullo stesso piano. Tutti, per il pm Gubinelli, avrebbero realizzato in area demaniale (alcuni sconfinando su un tratto di litorale privato) e sottoposta a vincolo paesaggistico gazebo, manufatti, cabine e bar in assenza di permesso a costruire. Gli altri operatori sotto accusa sono difesi da Massimo Belelli e Rosella Pepa.
(articolo e foto tratti dall'edizione del 2 luglio '09 del Messaggero Ancona)
"E presto potrebbe concludersi anche l’inchiesta-bis nata da una costola del fascicolo San Michele-Sassi Neri. Sulle spine c’è il capo dell’ufficio tecnico del Comune di Sirolo, architetto Mario Maraschioni, al quale la procura contesta una presunta truffa ai danni della Regione, il favoreggiamento degli operatori balneari e addirittura un’ipotesi di falso. Tutto parte dalla presunta sottrazione dei massi. Maraschioni avrebbe ingannato la Ragione sottoponendo agli uffici di Palazzo Raffaello un progetto per ottenere finanziamenti per mezzo milione destinati al ripascimento della spiaggia. Poi però i fondi regionali sarebbero stati impiegati anche per acquistare le scogliere “sottratte” dai titolari degli stabilimenti. "
(Fonte: Corriere Adriatico 2 luglio '09)
02/07/2009












